IL CASO VANITA’ , ,

Popplewell ci presenta una commedia “in giallo” che mette in risalto come, nella maggior parte dei casi, l’apparenza inganni e come facilmente essa possa compromettere l’esistenza di coloro che a causa del proprio vissuto, sembrano essere colpevoli di azioni che in realtà sono state commesse da altri. I veri colpevoli sono coloro che vivono da parassiti, incapaci di assumersi le proprie responsabilità e di vivere senza necessariamente ingannare il prossimo per portare a termine i propri loschi scopi.
Il sergente Falconer viene incaricato di indagare su un delitto causato da avvelenamento da stricnina, e agisce con molta astuzia: il sergente analizza a fondo la psicologia dei personaggi – Ronald e Della, i due nipoti della defunta miss Marsh, eredi diretti dell’ingente patrimonio della zia, la signorina Eldridge, dama di compagnia di miss Marsh innamorata follemente di Ronald, Philip, ricercatore e medico, primo sospettato e futuro sposo di Della, e Brownen, la cameriera – facendo emergere personalità e debolezze di ciascuno nonché intrecci occultati dietro la candida e innocente facciata. Sono gli stessi personaggi che inconsciamente indirizzano il sergente Falconer con parole, frasi e atteggiamenti a individuare il vero colpevole, il quale, intrappolato nella sua vanità, resta vittima di se stesso. La metaforica tragicomicità dell’esistenza emerge alla fine della commedia e si esterna attraverso un colpo di scena che evidenzia come le vite e i destini degli esseri umani siano strettamente correlati tra di loro e come, per omissione o per vendetta, la vita di una persona possa dipendere dalle azioni e dalle decisioni di altri.

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Personaggi: 4 uomini – 3 donne

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